da Wayne Shorter, Beyond the Sound Barrier, Verve, 2005

Come per Herbie Hancock, con lui nel Golden Quintet davisiano, anche per il sassofonista afroamericano giunge il momento di lasciare la fusion (di fatto da lui inventata con il quintetto Weather Report) e di tornare al jazz acustico delle sue origini musicali: il brano in questione fa parte di un bel disco realizzato in quartetto insieme a Danilo Perez (pianoforte), John Patitucci (contrabbasso), Brian Blade (batteria), tutti e tre di almeno una generazioni più giovani, quasi a ribadire, per Shorter, la necessità (espressa comunque già da tempo) di suonare tenendo conto di una mdoerna tradizione che va continuamente aggiornata.