Vincenzo_bellini Pasta e Norma. Il destino di un piatto già nel programma di sala di un’opera.

Sarà un caso, sarà, ma la prima interprete di ‘Norma’, proprio nella parte della protagonista e nella serata inaugurale del 26 dicembre del 1831 alla Scala di Milano, fu la primadonna Giuditta Pasta, soprano dai colori tanto scuri a farla somigliare ad un contralto, interprete talmente celebre da essere, con l’affascinante Maria Malibran la cantante lirica più famosa del XIX secolo. Questo sarebbe dovuto bastare ad ottenere un successo pieno e dovuto ma invece non bastò.

L’opera in due atti di Vincenzo Bellini, su libretto di Felice Romani – tratto dalla tragedia Norma, ou L’Infanticide di Louis-Alexandre Soumet – che apriva la stagione del Carnevale e della Quaresima del 1832,  fu un fiasco tanto clamoroso quanto inaspettato e momentaneo, visto che le repliche seguenti non fecero che far innamorare di ‘Norma’ i milanesi che ne decretarono, quindi, il giusto successo.

E’ l’opera più amata e più allestita di Bellini: composta in soli tre mesi, narra le vicende di Norma, sacerdotessa di Inmirsul e figlia del capo dei Druidi Oroveso, innamorata di Pollione, proconsole romano. Siamo nelle Gallie di Asterix, per interderci, ma il dramma che si consuma ricorda più Medea che Goscinny ed Uderzo.

Norma_Libretto_1891Velocissima la trama: consapevole dell’amore del suo amato per la giovane Adalgisa, sua novizia, Norma dapprima progetta la morte dei suoi figli poi la propria. Infine la guerra tra Romani e Galli pare prendere il sopravvento ma l’amore trionfa, anche se per un finale irrimediabilmente tragico. Siamo in pieno Romanticismo, Amore e Morte coincidono, insieme al Peccato, all’Amor filiale ed alla Passione per la Natura. Ed infatti, amatissima dal pubblico, Norma contiene una delle arie più conosciute, cavallo di battaglia della mai superata Maria Callas (il video che sto guardando ha quasi 4 milioni di visualizzazioni!) quella ‘Casta Diva’ che tutti conosciamo ma che fa accapponare la pelle.

Norma, esempio di superba bellezza compositiva, di armonia e di puro piacere per le orecchie, diviene così molto in fretta sinonimo di ‘meraviglioso piacere’, di altissimo vertice nell’arte e del bel vivere. Non ci stupiamo di come, vi alleghiamo qui integrale  l’aneddoto che riguarda la nascita della ‘Pasta alla Norma’ come narrato nel sito www.mimmorapisarda.it:

“Norma” a Catania non solo significa “Musica”, ma anche il “non plus ultra” di ogni cosa: infatti l’omaggio al Cigno catanese, autore di Norma, è stato ed è sempre senza riserve. Ma anche se dovessimo scrivere “norma” con la enne minuscola, avremmo sentenziato: pasta secondo l’alta tradizione degli antichi buongustai catanesi. “Pari ‘na Norma”, sembra una Norma, era ed è il paragone corrente per l’iperbolica mania di cui sono sempre stati affetti gli abitanti della città.

Da quando questo paragone è stato dedicato alla popolare pasta? Nel 1920 in casa Musco-Pandolfini in via Etnea, si svolse un pranzo che adesso ci appare in tutta la sua storica prospettiva. Il grande attore catanese Angelo Musco era ancora celibe e viveva presso la diletta sorella Anna, sposata con Giuseppe Pandolfini. La coppia aveva due figli, il celebre caratterista Turi Pandolfini e Janu, primo teatrante, poi titolare di un notissimo negozio d’abbigliamento. Janu era sposato con la signora Saridda D’Urso, nel cui appartamento troviamo riuniti a tavola Angelo Musco, Turi e Janu Pandolfini e i noti commediografi e giornalisti Nino Martoglio, Pippo Marchese e Peppino Fazio.

Quando Donna Saridda portò a tavola gli appetitosi spaghetti con la salsa di pomodoro, basilico, melanzane fritte e ricotta salata grattugiata, dopo  le prime religiose forchettate, da quel galante poeta e buongustaio che era, Nino Martoglio volle complimentarsi con l’autrice con queste precise parole: “Signora Saridda, chista è ‘na vera Norma!”.

Naturalmente, stante la presenza di tanti e così autorevoli “gazzettini”, la frase immediatamente si riseppe in tutta via Etnea, da sempre salotto e curtigghiu dei catanesi. E dunque Nino Martoglio, indimenticato autore di Centona e delle più vivaci commedie del teatro siciliano, viene definitivamente accreditato dell’onore di aver ufficialmente battezzato “alla Norma” la popolare pasta catanese, anche se, come appare probabile, non fece altro che ripetere una felice espressione già coniata con straordinaria efficacia dal popolo, per un diretto ma sentitissimo omaggio all’arte di Vincenzo Bellini”.

Altri siti visitati:
www.settemuse.it
www.taccuinistorici.it