Con questa lunga improvvisazione per piano solo, in due parti e un bis (per un totale di 66 minuti) all’Opera di Colonia,il 24 gennaio 1975, il pianismo jazzistico entra nell’immaginario collettivo alla pari della tradizione pianistica classica. A livello stilistico l’approccio alla tastiera si situa a cavallo fra gospel, bebop, free e romanticismo dotto con un’eco lontana di culture folcloriche. La tecnica portentosa permette a Jarrett di creare estemporaneamente, tra Chopin e Debussy, Cecil Taylor e Bill Evans grazie a un feeling talvolta swingante che da un lato ricorda i propri inizi funky, dall’altro svela una ricchezza di memorie e di nostalgie che a sua volta poggiano sui riff suonati con la mano sinistra portati avanti secondo canoni ora blues ora quasi post-weberniani. The Köln Concert, insomma, tra colto e popolare come ammette lo stesso musicista: “Io per esempio non so se quello che suono sia jazz oppure no. Non mi pongo nemmeno il problema, perché se me lo ponessi, mi limiterei”.