Ognuno di noi avrà provato l’insofferenza addominale che accompagna una situazione di stress: magari per un incarico inviso sul luogo di lavoro, per l’inconciliabilità di idee in un gruppo sociale oppure per la nostra incapacità di gestire un problema personale. La testa sembra minimizzare il disagio, offre menefreghismo e indifferenza come armi di difesa, il corpo, dal canto suo, non risponde ai suggerimenti. Risultato? La pancia è trafitta da decine di aghi. Sono solo alcune della situazioni che David Cardano, mental trainer, laureato in scienze motorie e prossimo alla Laura Magistrale in Psicologia, affronterà nel Corso “Intestino secondo Cervello”. L’accademia ospitante è naturalmente l’harem culturale di Paola Bernascone Cappi, L’Università Popolare di Vercelli, che annovera nella rosa dei corsi in partenza un’interessante proposta inerente l’equilibrio mentale e corporeo. Abbiamo quindi posto al dottor Cardano alcune domande per capire meglio il suo lavoro e il focus del corso.

David il suo curriculum è ricco di qualifiche ed esperienze professionali. Cerchiamo di ripercorrere insieme alcuni punti salienti. Leggo che è chinesiologo. Cosa significa?
Mi presento sempre con i traguardi di studio e professionali che ritengo fondanti ovvero la laurea in Scienze Motorie e la laurea triennale in Psicologia. Il chinesiologo è il laureato in Scienze Motorie ovvero colui  che studia il movimento umano razionale attivo.  La mia specializzazione è in ambito posturale per cui insegno la ginnastica corporea –pilates, yoga…-che dà sollievo, ad esempio, a cattive posture o  dolori lombari.

Il corso “Intestino secondo cervello” si sposa molto bene con le nostre vite frenetiche e altamente stressate. Ma in che senso l’intestino è un cervello?
L’intestino è un organo pensante e molte delle ansie che noi proviamo si ripercuotono su questo organo. Le ultime scoperte scientifiche danno per certa la produzione, da parte sua, di sostanze che si credevano di esclusiva competenza del cervello come dopamina e seratonina, in una percentuale di gran lunga maggiore. Se l’intestino è sottoposto a stress elementari o è in corso una depressione endogena si possono determinare situazioni critiche come la disbiosi (alterazione dell’equilibrio della flora intestinale) da cui possono originarsi svariate patologie quali obesità, celiachia, asma, diabete malattie autoimmuni e numerosi disturbi psicologici e mentali.

Cosa succede nel concreto in situazioni di stress? Si compie una lotta tra cervello e intestino? Tra ragione e emotività?
In un  certo senso sì, è come se il cervello imponesse di fare una cosa mentre l’intestino agisse nel modo opposto, se mi concedete l’umanizzazione del rapporto è come se la testa sfogasse le sue frustrazioni sulla pancia con tutte le conseguenze del caso.

David è anche un autore di libri. “Mental Training” potrebbe collocarsi tra i volumi che trattano le discipline zen e che oggi riscuotono grande interesse. Perché è importante allenare la mente, oltre al corpo, per raggiungere gli obiettivi che ci si è posti?
Una mente allenata sa affrontare meglio il percorso a ostacoli di cui è disseminata la nostra esistenza. Avere di fronte a se obiettivi ben strutturati permette di reagire di fronte ad una difficoltà senza indugi. Il corpo ha sempre bisogno del supporto dell’intelletto perciò mente e corpo contano in egual misura.

La sua definizione di autoconsapevolezza mette in risalto il legame indissolubile che corre tra mente e corpo e che è alla base della riuscita/sconfitta in certe imprese. Che peso ha la testa nel determinare i nostri risultati? E come l’ansia e lo stress influenzano catastroficamente le nostre performance?
Molte persone non hanno la consapevolezza dei loro limiti. E’ un po’ come se mi svegliassi e dicessi di voler scalare l’Everest. Considerando la mia assenza di preparazione, non avrei coscienza delle mie performance in quelle condizioni estreme. L’autoconsapevolezza rapportata alla vita di ogni giorno è la capacità di introspezione, di oggettivare le cose. La domanda con cui spesso apro gli incontri con i miei clienti è proprio “Perché lo stai facendo?” cioè invito il paziente a porsi come soggetto esterno a se per poter meglio raccontare i motivi che lo inducono a certe scelte. Sembra banale ma non è facile fare “analisi” su se stessi.

Non possiamo esimerci dal trattare l’ipnosi, come si riesce ad ottenere dal paziente un rilassamento tale da aprire la chiave della sua mente. Senza svelare i segreti del suo mestiere, come si riesce ad ipnotizzare un soggetto cosciente?
L’ipnosi è uno stato alternativo di coscienza, da uno stato ordinario si passa ad uno più espanso in cui aumentano le nostre potenzialità. Durante l’ipnosi il soggetto ha più chiarezza circa una situazione fino ad allora nebulosa e dovrebbe riuscire ad assumere una decisione o ad attivare un comportamento. Si dice anche che l’ipnosi sia un acceleratore; con questa tecnica posso aiutare il paziente ad aumentare l’autostima e ridurre lo stress. Un aspetto importante deve essere preso in considerazione: perché l’ipnosi funzioni, il soggetto deve collaborare col mental trainer infatti durante questo stato di rilassamento profondo il paziente acconsente affinché la voce del “counsellor” penetri e raggiunga la sua testa; se opponesse resistenza il processo non potrebbe apportare in alcun modo i suoi benefici.