pantagruel

Ben prima di accorgermi che questa puntata sarebbe stata in rete a ridosso del giorno dedicato alle donne, l’appena passato 8 marzo, l’idea di parlare di Edith Piaf mi era venuta grazie ad un delicato quanto tristissimo film, La vie en rose che, diretto da Olivier Dahan nel 2007, ha valso l’Oscar alla giovane Marion Cotillard (ed un secondo al trucco) e poi, sulla scia, ha intascato innumerevoli altri premi.

L’ho visto per caso, attirata dal titolo che, ovviamente, riprende una delle sue canzoni più famose. Il film è commovente ed estremamente realista, la vita della Piaf, nella realtà una vera tragedia, raccontata con poetica malinconia. Non conoscevo così bene la biografia della Piaf. Ricordo che piaceva tanto a mia madre. Ricordo di essermi soffermata sulla sua tomba al Pére Lachaise, a Parigi. Ricordo di aver sempre amato le sue canzoni, la sua voce fortissima, la sua erre arrotata, la figurina magra nel ‘petit robe noire’, l’abito nero dei concerti.

Ma non altro.

Allora ho iniziato le ricerche.

Ho trovato emozionanti video di concerti dal vivo: non perdetevi la registrazione la sua ‘Non, je ne regrette rien’ tratta dall’ultimo, il grandioso concerto all’Olympia che dal Natale 1960 ebbe repliche per quattro mesi, fino alla primavera 1961. Strepitose anche le interviste rilasciate nel salotto di casa e il duetto ‘À quoi ça sert l’amour?’ con il giovane marito, Theo Sarapo.

Édith-Piaf

Sopra a tutti commovente il video dei funerali, una marea di persone che l’accompagna, la prefettura di Parigi dice almeno 400.000 ed il documentario ‘Les derniers jours di Edith Piaf’. Così a poco a poco Edith Piaf è diventata sempre più vicina. Ho scoperto che c’è il Musée Édith Piaf
in 5 Rue Crespin du Gast a Parigi, un affascinante museo privato gestito dall’associazione “Les Amis de Piaf” nel quartiere Ménilmontant, che ne racconta la vita e raccoglie i suoi oggetti: vestiti e scarpe di scena, lettere, cartoline, fotografie, locandine, una splendida collezione di porcellane e un’impressionante raccolta di dischi e film.

Una donna eccezionale, che ha ispirato tante biografie, tanti scritti.

Soprattutto nel 2013, a cinquant’anni dalla morte, (19 dicembre 1915 – 10 ottobre 1963) ne sono usciti molti. Segnaliamo, grazie all’articolo di Flaviano De Luca pubblicato su  www.ilmanifesto.it il 4 gennaio 2014, quella del giornalista David Lelait-Helo, ‘Edith Piaf La biografia’ edito da Lindau,  quindi l’opera dell’amica di tutta una vita, Simone Berteaut, ‘Edith, mia sorella’ di Castelvecchi, ed Edith Piaf, tipi di Gremese, scritto da Enrico Giacovelli.

Così ne la ricorda, ad esempio, Maurice Chevalier: «Édith Piaf, piccola campionessa dei pesi piuma, si prodiga in modo morboso. Non risparmia le forze più di quanto non faccia con il denaro. Con la sua ribellione e il suo genio, sembra correre incontro agli abissi che con angoscia, e simpatia, intravedo ai lati della sua strada. Ma lei vuole abbracciare ogni cosa, e lo fa, rinnegando le antiche leggi della prudenza che regolano il mestiere di artista».

Ma sulla storia della Mòme (la marmocchia) Piaf ‘passerotto’-  «la donna tanto piccola con una voce così forte», il soprannome le fu «donato» dal direttore del cabaret Gerny’s di Parigi, Luis Leplée, che per primo la portò via dalla strada e la fece esibire, sulla sua breve vita di follia e sregolatezza ma anche di passione e forza d’animo assolute molti testi sono stati scritti nel passato, come ‘La Vie Parissienne’ e ‘Ma vie’ scritte da René Dauven che la intervistò nel 1958 e nel 1964. A lui la Piaf raccontò che ‘cantava per strada con un largo cappotto coi gomiti bucati, le cui falde le arrivavano alle caviglie, e le gambe nude e infreddolite dal tempo uggioso’ e che già per il primo concerto, nel 1935,scelse il nero: una gonnellina ed un golfino di lana che si fece da sola, ai ferri. Amava lavorare a maglia, Edith Piaf, ed amava la cucina semplice.

La sua passione era il manzo arrosto. Cucina di casa semplice. Era una donna semplice.

Édith debuttò un venerdì del 1935, al cabaret Le Gerny’s, con un repertorio scarno composto solo da tre canzoni quali Nini Peau d’chien, Les Momes de la cloche, La Valse brune e Je me faits tout petite, che non imparò mai, vestita con un golfino che sferruzzò all’ultimo momento, prima di esibirsi e una semplice gonna, entrambi neri che sottolineavano la sua magrezza e il suo aspetto minuto. «Siamo noi le ragazze, le ragazze vagabonde, / Vagabonde che vanno in giro senza un soldo in tasca, / Siamo noi le straccione, le straccione più al verde, / Amate una sera, non importa dove…», così recita una delle canzoni da lei cantate quella sera: il successo fu immediato. Una vita estrema, costellata di dolori ed amori travolgenti che vale la pena conoscere.

Finiamo con una citazione di Jean Cocteau, che conobbe Édith alla fine degli anni Trenta: «Édith Piaf, sondando se stessa e il suo pubblico, ha trovato molto presto il suo canto. Ed ecco che una voce che viene dalle viscere, che la abita dalla testa ai piedi, srotola una grossa onda di velluto nero. Quest’onda calda ci sommerge, ci attraversa, penetra in noi. Il gioco è fatto. Édith Piaf diventerà invisibile anche lei, come l’usignolo invisibile posato sul ramo”.

Édith-Piaf-

Vi lascio con una curiosità, trovata sul sito www.provinciagranda.it : Edith Piaf è un po’ italiana, anzi ‘langarola’:

Murazzano: Edith Piaf, la grande chanteuse de “La vie en rose” e di tanti altri celebri brani che hanno fatto la storia della canzone francese, si è scritto praticamente tutto. Non si sapeva però che avesse origini langarole: lo ha scoperto quattro anni fa la doglianese Alessandra Abbona. Dalle sue ricerche è emerso che la bisnonna materna della famosa cantante era nata a Murazzano il 30 agosto del 1830. Margherita Bracco è figlia di Giuseppe Bracco e di Caterina Chiappella di Margarita, come risulta dagli archivi parrocchiali. Non ancora ventenne, Margherita fuggì a Livorno sposando un acrobata, Said Ben Mohamed, da cui ebbe una figlia, Emma, con cui si trasferì a Parigi, dove nacque Annetta Giovanna Margherita Maillard, la mamma di Edith Piaf. Margherita Bracco morì a Parigi nel 1897 e diciotto anni dopo, il 19 dicembre 1915 nacque Edith Piaf, il cui vero nome era Edith Gassion, che dopo un’infanzia sfortunata vissuta nella miseria dei quartieri parigini di Belleville, allevata dalla nonna Emma, divenne la grande interprete del filone realista francese tra gli anni ‘30 e ’60.