Di Lady Day e della sua vita è detto e scritto tantissimo, spesso dimenticando di sottolineare uno straordinario talento vocale che emerge dall’ascolto proprio di una canzone quale Strange Fruit. Billie è la voce del jazz per antonomasia: il timbro carico, il feeling blues, il canto roco, il pathos drammatico, la prontezza melodica e il muoversi sulle armonie in modo anticonvenzionale fanno di lei, in Strange Fruit, l’interprete che racchiude in sé l’essenza genuina della jazz singer. Il modo di cantare il jazz, usando abilmente la distanza dal microfono come uno strumento o una tecnologia fa ormai parte del mito, così come la scrittura anche di testi autobiografici e politicamente impegnati: in Strange Fruit Billle canta di sangue su foglie e radici e corpi (’strani frutti’) che penzolano dagli alberi, ovvero una schietta metafora dei linciaggi del Ku-klux-klan.